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Le navicelle bronzee dei navigatori dal cuore ribelle
Vivere il mare sulle tracce della Sardegna nuragica all’epoca degli Shardana

C’è stato un tempo in cui le coste della Sardegna erano territorio di scoperta e conquista. Le acque del Mediterraneo erano teatro di navigazioni e combattimenti, e i porti accoglievano le genti che arrivavano dal mare. Parliamo dell’epoca nuragica, nella tarda età del Bronzo, un periodo ancora oggi avvolto dal mistero e su cui archeologici e storici non smettono di indagare. 

La Sardegna si distingueva per l’accurata lavorazione dei metalli di cui oggi ci rimangono molteplici ritrovamenti. Non vi sono, però, documenti in grado di raccontarci come si sviluppò la maestria della popolazione nuragica e come questa fosse in grado di selezionare le materie prime. E nemmeno quali tecnologie venissero utilizzate per l’estrazione, o come avvenisse la lavorazione primaria del metallo. Sappiamo invece che vi erano numerose miniere di rame che, mescolato allo stagno, dava origine a uno dei materiali più utilizzati per la creazione di manufatti metallici: il bronzo. 

È proprio con questa lega che venivano forgiate le navicelle in miniatura ritrovate all’interno dei nuraghi e oggi esposte al Museo Archeologico di Cagliari. Tutte diverse, erano forgiate sicuramente da conoscitori della navigazione: si distinguono per la presenza di un albero centrale che lascia pensare all’utilizzo della vela e per le impavesate alte, adatte alla difensiva nelle guerre in mare. Avevano anche una valenza simbolica: la prua si sviluppa in un protome, ovvero il busto e la testa di un animale, come il cervo o l’ariete. I disegni incisi raffigurano uomini che portano elmo, corazza e un gonnellino, con scudo sempre presente, pugnali, lance e spade, a indicare la loro natura, forse professione, guerriera. 

Chi fossero questi artigiani esperti navigatori è rimasto ancora irrisolto. Si dice fossero gli Shardana, una delle coalizioni dei Popoli del Mare, citati in documenti egizi del II millennio a.C. Per alcuni studiosi provenivano dal Mediterraneo orientale e si insediarono in Sardegna durante l’esodo dall’Egitto. Altri, invece, li identificano come gli antichi sardi. Fra questi c’è l’archeologo Giovanni Ugas, che ribadisce la stretta connessione fra nuragici e Shardana basandosi su narrazioni tramandate e sulle caratteristiche delle navicelle, che raccontano di un popolo che fece della navigazione e del combattimento il proprio mondo. Leonardo Melis, nel libro “Shardana: i popoli del mare”, racconta che il faraone Ramses II avesse assoldato gli “Shardana del mare, dal cuore ribelle, senza padroni, che nessuno aveva potuto contrastare”. 

Oggi, ammirare questi reperti al Museo Archeologico di Cagliari e immergersi in un’epoca remota, misteriosa e affascinante è un’esperienza appagante, sospesa tra storia e leggenda. Attraverso le navicelle degli Shardana gli antichissimi popoli del mare comunicano con chi fa scalo qui e riparte verso il mare aperto con una suggestione in più nel cuore.