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Gabriele Bruni, il coach di Young Azzurra

Gabriele Bruni, più conosciuto nel mondo della vela come “Ganga”, è appena rientrato dalle Olimpiadi di Tokyo dove l’equipaggio del Nacra 17, Ruggero Tita e Caterina Banti, da lui allenato ha vinto una delle 40 medaglie d’oro della miglior spedizione olimpica italiana di sempre.

Nel rispetto delle priorità olimpiche e in accordo con la FIV, da quest’anno Ganga ha assunto il ruolo di coach anche per Young Azzurra, offrendo così al giovane team dello YCCS ulteriori opportunità di crescita e miglioramento.

In occasione della 36^ America’s Cup, Ganga Bruni è diventato un volto noto quando la sua presenza come commentatore ospite su Sky TV e sul web ha mosso numeri importanti di tifosi di Luna Rossa interessati alle sue spiegazioni precise ma al tempo stesso semplici, sempre con toni leggeri e simpatici.

Palermitano del Circolo Canottieri Lauria, Ganga è un velista dal palmarès invidiabile: campione mondiale di Hobie Cat Tiger, assieme al fratello Checco ha preso parte alle Olimpiadi di Sydney sullo skiff 49er, classe nella quale sono stati 4 volte campioni italiani. Ha partecipato alla 32^ America’s Cup a Valencia come stratega di +39 Challenge, ruolo ricoperto anche nel Louis Vuitton Trophy del 2008/09 sul rinato progetto Azzurra (anche in quell’occasione al timone c’era suo fratello Francesco).

Oltre alla medaglia d’oro di Tokyo, nel ruolo di allenatore della squadra olimpica italiana del catamarano misto Nacra 17, negli ultimi sei anni Bruni ha conquistato ben quattro podi mondiali (due bronzi e due ori) con i timonieri Vittorio Bissaro e Ruggero Tita, successi non certo casuali e frutto di un approccio molto specifico. “L’elemento più importante – spiega - è il concetto di squadra nel quale io credo fermamente, la vela olimpica è in definitiva uno sport individuale, ma io penso che i singoli equipaggi debbano essere gestiti come parte di una squadra. Ognuno ha i suoi segreti, frutto di tempo, lavoro ed esperienza che vanno rispettati e tutelati pur dando spazio alla leale e reciproca collaborazione. Al centro ci deve essere sempre il valore della squadra, io sono molto patriottico e penso che l’Italia non abbia nulla di meno di altri Paesi, anzi. Nella mia visione l’allenatore è come un direttore d’orchestra, dove i singoli musicisti in genere suonano meglio di lui, ma è il loro insieme adeguatamente coordinato a fare la sinfonia migliore. Io devo saper coordinare la loro attività per farli arrivare al meglio al singolo evento, in questo continuo a prendere spunto dalle lezioni di Valentin Mankin (tre ori olimpici e un argento per l’URSS, venne chiamato in Italia dalla FIV come Direttore Tecnico), che mi ha allenato per due anni, dalla sua grande forza di volontà. Oggi la squadra olimpica italiana del Nacra 17 è un modello per le altre nazioni, stanno copiando noi”.

 

L’approccio con Young Azzurra è diverso rispetto al Nacra 17? Vediamo molte similitudini, dal foiling all’equipaggio misto…

“Non essendo classe olimpica la preparazione a terra, come la palestra, richiede meno impegno, ma, a parte questo, l’approccio è simile e i ragazzi sono serissimi, disciplinati e professionali a dispetto della loro giovane età. Le ragazze sono particolarmente preparate e questo mi ha permesso di provare una configurazione di equipaggio con due donne e un uomo che in condizioni di vento leggero può fare la differenza per restare in foiling grazie al minor peso complessivo. Sinora abbiamo vinto tutte le tappe della Persico 69F Cup alle quali abbiamo preso parte e il team sta ricambiando al meglio la fiducia che lo YCCS ha dato loro. Da parte mia sono particolarmente onorato di aver ricevuto questo incarico”.