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Mare, ricerca e consapevolezza
Intervista con il CNR di Oristano
- MAGAZINE - 2026 - Intervista con il CNR di Oristano
Mare, ricerca e consapevolezza
Intervista con il CNR di Oristano

Il mare è un ecosistema complesso, fragile e in continua trasformazione. Comprenderne lo stato di salute significa osservare non solo la qualità delle acque, ma anche la biodiversità, gli habitat marini e costieri e gli effetti dell’attività dell’uomo, dall’inquinamento ai cambiamenti climatici.

In vista del Clean Beach Day, abbiamo approfondito questi temi con Andrea Giuseppe de Lucia, dirigente tecnologo del CNR di Oristano, che da anni si occupa dello studio e della conservazione degli ecosistemi marini, collaborando con Aree Marine Protette e Parchi Nazionali.

Il confronto con il CNR di Oristano ci accompagna in un percorso utile a comprendere meglio le principali minacce che interessano gli ecosistemi marini e il valore dei gesti concreti per la loro salvaguardia.

Qual è il ruolo del CNR di Oristano nell’ambito dello studio e della tutela degli ecosistemi marini e costieri?
GDL: il CNR di Oristano si occupa da anni dello studio e della conservazione degli ecosistemi marini, collaborando attivamente con le Aree marine Protette e i Parchi Nazionali. Le attività comprendono la valutazione dello stato di salute dei nostri mari e promozione di misure di mitigazione orientate al ripristino e la tutela degli habitat minacciati. 

Quando parliamo di “stato dei mari”, quali aspetti vengono monitorati? Che cosa dicono oggi i dati sullo stato dei mari e in particolare sul Mar Mediterraneo?
GDL: il monitoraggio riguarda i parametri chimico-fisici dell’acqua come e, soprattutto, la valutazione dello stato di salute degli habitat, verificando la crescita e la tutela della biodiversità, spesso minacciata dai cambiamenti climatici o dall’inquinamento delle plastiche. Il bacino del Mediterraneo, essendo semi-chiuso, è particolarmente soggetto ad ogni forma d’inquinamento e di sfruttamento. Proprio per questo rappresenta anche un laboratorio per lo studio di strategie per la sostenibilità.

Quali sono oggi le principali forme di inquinamento che incidono sulla salute dei mari, e quali aspetti vengono sottovalutati dal pubblico?
GDL: Le forme di inquinamento sono numerosissime e molte di queste non sono assolutamente conosciute dai cittadini. Negli ultimi anni l’inquinamento da plastiche e microplastiche ci sta rendendo sempre più consapevoli della gravità del problema. La vera domanda, però, è cosa possiamo fare concretamente per arginare il fenomeno.

Tra le vostre attività di ricerca, ci sono studi o risultati che ritenete particolarmente utili per aiutare il pubblico a comprendere meglio lo stato di salute dei mari?
GDL: uno degli studi che stiamo portando avanti riguarda le interazioni tra le plastiche presenti in mare e le tartarughe marine. Queste ricerche hanno mostrato i danni provocati su questi animali, soprattutto sul loro comportamento predatorio: l’ingestione di plastica può infatti compromettere la capacità degli individui di compiere apnee profonde, fondamentali per alimentarsi. A causa delle infezioni provocate dall’ingestione di plastica, spesso troviamo tartarughe in mare a galla. Se non le accogliessimo al nostro centro di Recupero, andrebbero incontro a morte sicura.  

In che modo un’iniziativa concreta come il Clean Beach Day può aiutare a comprendere meglio l’impatto dell’inquinamento sugli ecosistemi marini e costieri?
GDL: Un’iniziativa come il Clean Beach Day è fondamentale già solo per la rimozione delle plastiche dagli ambienti marini e costieri.
La partecipazione attiva, insieme a chi si occupa direttamente di questi fenomeni, può inoltre aiutare a comprendere meglio le diverse tipologie di plastica, i tempi di degradazione e l’origine della dispersione di alcuni oggetti negli ambienti naturali.
Acquisire consapevolezza  e raggiungere buoni livelli di conoscenza sono alla base di scelte comportamentali future che possono contribuire alla salute degli ambienti marini.

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